Lunedi, 3 ottobre 2022
Regione Toscana

Agroalimentare, la Toscana traina il biologico in Italia

I campi a conduzione biologica sono in crescita in Toscana. La regione fa da traino a livello nazionale per un comparto che sfiora i 2,2 milioni di ettari a fine 2021 secondo l’ultimo monitoraggio Sinab-Ismea per il mercato agricolo alimentare. La Toscana (+25%) passa in un anno da 180.242 (2020) ettari di superficie bio a 225.295 (2021) e insieme a Campania (+55%) e Friuli-Venezia Giulia (+23%) mette la firma sull’exploit tricolore.

L’exploit del bio in Toscana

Le superfici bio in Toscana incidono a livello nazionale per il 34,1% mentre per le aziende ci si attesta sul 13,8%. Gli operatori bio attivi a livello regionale sono 6974 (2021) rispetto ai 5.987 del 2020 (+16,5%). Insomma una crescita inarrestabile che colloca la Toscana al terzo posto in Italia tra le regioni più bio.

In Italia le superfici biologiche crescono, nel 2021, di oltre 90mila ettari. “Immaginare tassi di incremento prossimi al +5% anche nei prossimi anni permetterebbe di garantire il raggiungimento dei 2,7 milioni di ettari al 2027, ultimo anno della Pac 2023-2027, e toccare i 3 milioni al 2030, valore prossimo al target Farm to Fork del 25% di SAU bio, da raggiungere entro la fine del decennio” si sottolinea nel rapporto Sinab-Ismea.

Le regioni virtuose in Italia

Purtroppo la crescita a livello nazionale non è omogenea tra le diverse regioni. Ci sono realtà virtuose come la Campania (+55,0%), la Toscana (+25,0%) e il Friuli-Venezia Giulia (+23,4%) con le superfici biologiche che crescono con ritmi mai visti. In Sicilia in pochi mesi si è persa più superficie biologica di quanta ne conti l’Abruzzo. Colpa delle diverse scelte operate dalle Regioni relativamente agli impegni agroambientali dei PSR 2014-2020 e in particolare l’uscita di nuovi bandi della Misura 11.

Vigneti bio, la Toscana c’è

Significativo il contributo della Toscana anche sul fronte della crescita delle diverse coltivazioni bio. Crescono le superfici investite a cereali (+2,8%) trainate soprattutto dai maggiori investimenti a grano duro e tenero, mentre risultano stabili le colture foraggere (-0,7%) e i prati e pascoli (-0,8%).in aumento le colture permanenti (+3,5% nel complesso).

Se da una parte si riducono gli agrumeti (arance -17,2% e limoni -0,8%) e rimangono sostanzialmente stabili i meleti bio (-0,4%) e gli oliveti (+0,5%) aumentano i vigneti (+9,2%) e i noccioleti (+12,5%). In Toscana, come emerso anche negli ultimi rapporti, un terzo dei vigneti è green.

In calo gli acquisti di prodotti bio

Sul fronte della spesa alimentare di prodotti biologici, nel 2021 si è registrata per la prima volta una riduzione degli acquisti di alimenti e bevande bio e anche le prime indicazioni sull’anno in corso non lasciano ben sperare, secondo un’anticipazione del rapporto “Bio in cifre 2022“, curato da Ismea e Ciheam Bari.

Dopo l’ottima performance del 2020 (+9,5%), sostenuta da una maggiore propensione delle famiglie italiane all’acquisto di alimenti genuini e salutari e dagli effetti del lockdown, nel 2021 il valore della spesa si è contratto del 4,6%, portandosi a 3,38 miliardi di euro, anche se è rimasta invariata l’incidenza del bio sul totale degli acquisti agroalimentari (3,9%).

Le evidenze sui primi 5 mesi del 2022, limitate ai soli acquisti presso la Gdo, evidenziano un’ulteriore riduzione dell’1,9% su base annua, in un contesto di generalizzata crescita dei prezzi. A preoccupare, in questo caso, è soprattutto il confronto con l’agroalimentare convenzionale, che segna nello stesso periodo un incoraggiante +1,8%.

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