Venerdi, 27 novembre 2020
Regione Toscana

I dati dell'inflazione di giugno: spesa sempre più cara per le famiglie. La pandemia fa sorridere solo i colossi Big Tech

Gli effetti negativi del Covid-19 sull'economia continuano a farsi sentire in modo evidente. Il blocco dell'attività economica tiene a freno i prezzi, ma non nei settori dei consumi essenziali delle famiglie. Il lockdown ha spinto l'economia in deflazione: dopo il mese di maggio, anche a giugno i prezzi al consumo sono negativi (-0,2%), grazie soprattutto al calo del 12,1% dei prezzi dei beni energetici. Continuano invece a crescere (+2,3%) i prezzi dei beni alimentari, a dimostrazione che la discesa dell'indice generale non coincide con un aumento del potere d'acquisto. Anche i prezzi di altri beni essenziali come quelli per la cura della casa e della persona salgono del 2,1%.

Più in dettaglio, per pesce surgelato, latte, salumi e pasta gli aumenti superano i 3 punti percentuali; acqua minerale, formaggi e pane sono appena sotto il 2%; notevole l'aumento della verdura (+4,6%, comunque in calo rispetto al +5,3% di maggio), impressionante quello della frutta fresca (+11,5%, con un'impennata rispetto al +7,9% di maggio).

Secondo i calcoli del Codacons, questi dati si traducono in un maggiore esborso per i soli acquisti di tutti i giorni pari a +189 euro su base annua. Solo per mangiare una famiglia con due figli spende oggi 172 euro in più rispetto allo scorso anno (+128 euro la famiglia “tipo”)”.

Secondo la Coldiretti, a incidere sulle quotazioni sono le difficoltà in cui continua a versare la ristorazione, ancora alla prese con una difficile ripartenza. Una situazione che ha favorito le speculazioni al ribasso nei campi e nelle stalle con il paradosso che mentre i prezzi al consumo aumentano, quelli pagati agli agricoltori e agli allevatori crollano, dalla carne al latte fino a molti ortaggi. Le quotazioni riconosciute ai produttori in molti settori non coprono più neanche i costi e mettono a rischio il sistema agroalimentare nazionale.

Il quadro generale si mantiene a tinte fosche se si prendono in esame le rilevazioni dell’Istat sul commercio al dettaglio. Nel trimestre marzo-maggio 2020, le vendite al dettaglio hanno registrato un calo del 20,6% in valore e del 21,8% in volume rispetto al trimestre precedente. A maggio, con l'attività in parziale ripresa, rispetto all'anno scorso il valore delle vendite al dettaglio è diminuito del 4,4% per la grande distribuzione e del 18,8% per i piccoli negozi di prossimità. In deciso aumento il commercio elettronico (+41,7%). Al contrario, l'alleggerimento delle misure anti-Coronavirus non è coinciso con una ripresa dello shopping. Le vendite di vestiti registrano a maggio, nei dati Istat, un calo del 38,1% rispetto all'anno precedente e quelli di scarpe e borse del 34,8%. Il momento è terribile per hotel e ristorazione: oltre sei alberghi e ristoranti su dieci rischiano la chiusura entro un anno, mettendo in pericolo oltre 800mila posti di lavoro.

Gli italiani continuano a comprare online anche dopo le riaperture  e lo si vede anche dal boom di Amazon, che si conferma il brand di maggior valore al mondo con una crescita del 32% e un valore che ha raggiunto i 415,9 miliardi di dollari. Non solo: mentre sprofondano il piccolo commercio, l’artigianato, le piccole e medie imprese, per altre grandi corporation la pandemia si sta rivelando un affare.

Un'altra categoria vincente è quella dell’industria dell’intrattenimento in streaming: non solo le piattaforme che consentono di vedere film e serie TV a pagamento, come Netflix o Amazon Prime, ma anche YouTube e Google, con i suoi servizi di distribuzione digitale; sempre in ambito web ha vinto anche la galassia dei social, con la triade Facebook, Instagram, Twitter. Gli acquisti online si pagano quasi sempre con carte di credito o di debito, e dunque affari d’oro anche per Mastercard e Visa. Ultimo anello della catena a trarre beneficio dalla situazione sono le imprese di logistica che garantiscono le consegne a domicilio: come UPS, DHL, Deliveroo o Just Eat.