Venerdi, 27 novembre 2020
Regione Toscana

Inflazione ancora in calo, i consumi non recuperano

Anche nel mese di agosto, il quarto consecutivo, l’indice nazionale dei prezzi al consumo fa registrare una diminuzione dello 0,5% su base annua (da -0,4% del mese precedente), mentre il dato su base mensile fa segnare un aumento dello 0,3%.

Lo ha comunicato l'Istat, secondo cui nel mese di agosto si registra il consueto aumento congiunturale dei prezzi al consumo dovuto a fattori stagionali legati alle vacanze estive che, quest’anno, si sovrappone alla riapertura di gran parte delle attività della filiera turistica. Ciononostante, per alcuni comparti dei servizi legati ai trasporti, la crescita dei prezzi su base mensile è inferiore a quella dello scorso anno, determinando una maggiore flessione tendenziale che si riflette su quella dell’indice generale. L’inflazione negativa, più ampia di un decimo di punto rispetto a luglio (non era così da aprile 2016), si conferma quindi per il quarto mese consecutivo.

L’inflazione negativa resta ancora determinata per lo più dagli andamenti dei prezzi dei beni energetici regolamentati (da -13,6% a -13,7%) e di quelli non regolamentati (da -9,0% a -8,6%), mentre l’ampliarsi della flessione dell’indice generale si deve prevalentemente al calo più netto dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (da -0,9% a -2,3%). Si confermano invece in crescita, seppur in rallentamento, i prezzi sia dei beni alimentari lavorati (da +0,6% a +0,4%) sia di quelli non lavorati (da +2,5% a +2,0%).

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona rallentano da +1,2% a +0,9%, mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto accentuano di poco la loro flessione da -0,1% a -0,2%.

Un altro dato preoccupante, evidenziato da Confesercenti, mostra che gli italiani hanno continuato a tagliare gli acquisti anche dopo il riavvio delle attività. Tra marzo e agosto di quest’anno, le famiglie italiane hanno speso in beni e servizi oltre 2.300 euro in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, per un totale di 59,2 miliardi di euro di acquisti ‘svaniti’.

La spesa media in beni non alimentari è scesa di 1.170 euro a famiglia. A ridursi sono soprattutto le spese per abbigliamento e calzature (-278 euro in sei mesi, per un totale di -7 miliardi di euro), ma si registrano veri e propri crolli anche per le spese in ricreazione, spettacolo e cultura (-195 euro, totale -5 miliardi) e mobili e arredamento (-166 euro, complessiva -4,2 miliardi). Affondano anche i consumi nei pubblici esercizi, con una flessione di 207 euro per nucleo familiare, pari ad una perdita totale di 5,5 miliardi.

Un contesto difficile in particolare per i negozi tradizionali, se si considera che l’emergenza, oltre a ridurre la spesa totale delle famiglie, ne ha travasato una quota verso l’online. In sei mesi, la distribuzione tradizionale ha registrato complessivamente un calo delle vendite del 12,1%, che risultano praticamente dimezzate per abbigliamento e pellicceria (-41,1%). Malissimo anche i negozi di calzature (-37,8%) e bar e ristoranti (-30,3%).

In questo contesto difficile, dei consigli per risparmiare sulla spesa vengono forniti dall’inchiesta annuale sui supermercati di Altroconsumo, che identifica le insegne dove è più conveniente fare la spesa e le catene nelle quali si può risparmiare di più. L’indagine disegna anche una mappa della convenienza per città, in cui primeggia il Triveneto. La città in cui si riscontra la più alta possibilità di convenienza è Milano, dove i consumatori possono risparmiare fino a 1769 euro. Ovviamente, il risparmio è superiore dove la concorrenza funziona ed è maggiore. Dove invece ci sono meno insegne le possibilità di risparmio si limitano a poche centinaia di euro, come accade a Lecce, a Taranto, a Savona.

«Considerando la spesa composta da prodotti di marca, il supermercato più conveniente risulta essere Ipercoop, a pari merito con Esselunga Superstore – spiega Altroconsumo – Per quanto riguarda la spesa di prodotti a marchio commerciale, troviamo al primo posto per convenienza Dok, diffusa specialmente al sud Italia, e al secondo posto i diversi punti vendita con insegna Conad. Passando alla spesa di prodotti economici, si classificano in prima posizione 4 catene ex aequo: Aldi ed Eurospin, per il secondo anno di fila, insieme a MD e Penny Market. Infine, arriviamo alla nuova classifica dell’indagine che analizza gli store in relazione alla spesa di prodotti bio. Al primo posto troviamo Dok, seguita dal gruppo Famila insieme a Todis».